Itinerario Educativo

PROPOSTA PASTORALE 2018-2019 | IO SONO UNA MISSIONE
#perlavitadeglialtri

La proposta pastorale per il prossimo anno educativo-pastorale ha come tema di fondo il “servizio responsabile”. È l’ultimo dei cinque grandi pilastri della nostra Spiritualità Giovanile Salesiana, che fa da riferimento ineludibile al nostro modo di essere Chiesa e di essere nella Chiesa.

Due sono state le fonti principali a cui ci si è ispirati nell’ideare e pensare il cammino di questi tre anni: l’Evangelii Gaudium e la Spiritualità Giovanile Salesiana, il radicamento ecclesiale nel Magistero del Papa e l’ispirazione carismatica della tradizione salesiana, per essere nella Chiesa segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani, specialmente ai più poveri.

 FINALITÀ

Offrire e accompagnare l’esperienza di servizio responsabile nel quotidiano

TITOLO E HASHTAG

Il titolo è un’espressione di Papa Francesco, contenuta nella Evangelii Gaudium al 273: «La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere se stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dall’altra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andrà continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetterà di essere popolo».

Il titolo vuole mettere subito in luce che la missione non è un “fare”, ma un “essere”, cioè mi offre consistenza personale nella forma della generosità sistemica verso il prossimo. La missione non è una cosa da fare, è un modo di essere, un modo di abitare il mondo, di sentire la vita, un modo di sentire il tempo, il fratello, il rapporto uomo-donna e genitori-figli. La missione è un modo di esistereuno stile di vita che concepisce il cristiano come “mandato da”, “mandato con”, “mandato a”. Missione significa che qualcuno mi manda, mi manda assieme a qualcuno, mi manda a qualcuno. Non si può concepire se stessi se non radicalmente relazionati.

Il sottotitolo #perlavitadeglialtri si pone in continuità con il titolo e ci aiuta a dare la direzione del nostro “essere una missione” uscendo dal nostro egocentrismo. Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: “Ma chi sono io?”. Ma tu puoi domandarti chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: Per chi sono io?”.


SPIEGAZIONE DEL LOGO

GIOVANI in cammino sul filo, saltimbanchi, giocolieri per passione: come Giovannino era “in missione per i suoi amici”, siamo chiamati a guardare a lui per continuare a farlo vivere nell’oggi. Giovani protagonisti della propria vita, nel prendersi in mano, con le proprie risorse e capacità e nel farsi dono per gli altri: solo così scopriranno veramente se stessi e saranno “felici nel tempo e nell’eternità”.

Il MONDO è il luogo in cui ci si gioca nel quotidiano, in cui si accorciano le distanze perché la missione ci unisce. Un mondo dai contorni in movimento, ancora tutto da scoprire e “da fare”: siamo chiamati a trovare il nostro posto nel mondo e a farci missione “per la vita degli altri”. Allo stesso tempo, sono gli altri che ci aiutano a scoprire chi siamo.

CRISTO e la CHIESA sembrano costituire “il perno” sui cui ruota il mondo: sono il fondamento e il senso ultimo della nostra proposta pastorale. Il nostro “essere” e il nostro “fare” prendono vita e forza da Cristo e insieme, come Chiesa, siamo mandati nel mondo per annunciarlo con la nostra vita.

 PAROLA DI DIO

Nella scelta della Parola di Dio ci siamo voluti confrontare con San Paolo, l’apostolo delle genti, colui che più di tutti ha espresso lo spirito missionario delle prime comunità cristiane.

L’anno precedente ci siamo lasciati ispirare e accompagnare dagli Atti degli Apostoli, che ci hanno raccontato e fatto incontrare con l’esperienza della Chiesa all’inizio del suo cammino di fede e testimonianza. Nel corso di quest’anno ci addentreremo con San Paolo nello spirito e nello stile del discepolo missionario. L’apostolo delle genti ci ha lasciato un prezioso tesoro nelle sue lettere, tutte da scoprire e studiare. Ci siamo concentrati sulla prima lettera ai Corinti, in cui sono sviluppati i temi della missionarietà, della fraternità e della carità.

ICONA SALESIANA: L’ANGELO CUSTODE

Quando arrivava un nuovo ragazzo all’oratorio o qualche ragazzo era particolarmente in difficoltà, don Bosco gli accostava segretamente un altro ragazzo, il quale per disponibilità e sensibilità, sapeva affiancare il nuovo arrivato facendoselo amico e aiutandolo negli ambiti in cui si trovava più in difficoltà, come se fosse un vero e proprio angelo custode.

Beppe conosceva già Michele di fama. Quella stessa mattina, dopo la messa, don Bosco lo aveva chiamato nel suo ufficio.

– Senti, Beppe: se ti domandassi un piacere, me lo faresti?

– Certo, volentieri.

– Anche se è un po’ difficile?

– Anche se è molto difficile. Farò del mio meglio.

Dunque: c’è all’Oratorio un ragazzo di Carmagnola. Si chiama Michele Magone. Suo padre è morto già da un po’ di tempo, e così Michele è cresciuto abbandonato a se stesso. Potrebbe anche aver preso un indirizzo sbagliato. Perciò tu dovresti fargli da angelo custode, facendotelo amico e correggendolo, ma con molta bontà, quando vedi che non si comporta bene.

– E se non mi ascolta?

– Vedrai che ti ascolterà. In ogni caso ci sono qui io ad aiutarti. E poi c’è il Signore. Dunque, buona fortuna, e appena puoi vieni a darmi notizie del tuo amico.

Così Beppe era diventato l’angelo custode di Michele. Don Bosco pensava infatti che, oltre all’angelo invisibile messo da Dio a custodirci, nel caso di ragazzi tipo Michele c’era posto e lavoro anche per un secondo angelo, visibile. Per questo egli sceglieva i suoi migliori ragazzi, sviluppando così il loro senso di responsabilità e formandoli allo stile di servizio. Era la prima volta che Beppe era stato scelto a far da angelo custode, e iniziò con entusiasmo.  (G. Bosco, Vita di Michele Magone)